A spasso nel tubo
Un fenomeno che dà da pensare è non solo la larga presenza, ma soprattutto la popolarità che raggiungono, su You Tube, i video dedicati all’arte di strada, che in molti casi superano le centinaia di migliaia
non di rado i milioni di visualizzazioni: come questo making of di un graffito mitico, Crevasse o “Crepaccio”
o le opere ormai notissime di blu, l’artista e/o collettivo anonimo bolognese
www.blublu.org
che usa il linguaggio della street art per video sempre più sofisticati (e qualche volta pretenziosi). Ma quello che mi interessa non è discutere le qualità e i difetti di questo o quell’artista di strada, se vi fate un giro deciderete voi le vostre preferenze.
Quando You Tube è nato, meno di cinque anni fa, l’idea era soprattutto quella di una specie di grande social network degli scambi di video, un po’ come flickr per le foto. Poi è diventato la più grande (e in crescita) videoteca del mondo, con una collezione spaventosa di film, brani televisivi, trailer, canzoni più o meno tradotte in video. Ma sempre di uno schermo si trattava, prolungamento della sala cinematografica, del televisore, al limite del quadro. Il successo imprevisto delle forme d’arte di strada non ci dice solo quello che solo i reazionari di tutte le risme non stanno capendo, cioè che “scrivere” gli spazi urbani è una delle espressioni-chiave non solo e non tanto della cultura giovanile quanto di una sensibilità estetica che non accetta più nessuna separazione tra luoghi del bello e luoghi del vivere. Ci dovrebbe far capire che portali come You Tube sono sempre meno delle videoteche, sempre più dei veicoli per muoversi, coi sensi all’erta ma con una disponibilità ininterrotta a farsi distrarre e sorprendere, in un mondo di immagini che viviamo come una sorta di immensa metropoli. Dove non ci sono più immagini statiche, anche perché le immagini oltre che con gli occhi e con le orecchie le frequentiamo grazie alle mani. Tutta la comunicazione è, almeno tendenzialmente, outdoor.

