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Amnesty International e la campagna che mette in discussione lo sguardo

La violenza domestica è un fenomeno che spesso viene definito sommerso, in quanto la maggior parte delle volte si nasconde nei luoghi più insospettabili: tra le mura di casa e molto spesso nelle braccia e nelle parole del proprio partner. Violenze fisiche e psicologiche che troppe volte vengono minimizzate, additate di esagerazione. Che forse è comodo non vedere.

Secondo i dati dell’ultima indagine Istat realizzata sul territorio nazionale nel 2015, la violenza domestica colpisce 1 donna su 3 – il che vuol dire 6 milioni e 788 mila donne.

In Italia i centri e le associazioni che supportano le donne vittime di violenza domestica sono per fortuna molto numerosi, e spesso riescono ad evitare gli esiti più tragici delle violenze. Tra queste vi è ovviamente anche Amnesty International – l’organizzazione internazionale che opera in difesa dei diritti umani nel mondo.

Ed è proprio Amnesty International che, qualche anno fa, ha realizzato una campagna Out Of Home di grande impatto volta ad aumentare la consapevolezza delle persone sul problema della violenza domestica e ad incoraggiarle a guardare con più attenzione le realtà circostanti così da prevenire, dove possibile, eventuali episodi di violenza.

La campagna – intitolata ‘Amnesty International – Eye Tracking’ è stata realizzata dall’agenzia di advertising Jung Von Matt/Alster Hamburg, per Amnesty International Germany nel Giugno del 2009.

L’idea è straordinariamente creativa: realizzare un manifesto che cambi il proprio contenuto nel momento in cui incontra lo sguardo delle persone.

Il manifesto in questione, se non osservato da nessuno, mostrava una tipica scena di violenza domestica tra un uomo e una donna. Nel momento in cui una persona vi posava lo sguardo, l’immagine veniva sostituita da una raffigurante la stessa coppia ma, questa volta, in atteggiamenti apparentemente normali e felici – il tutto attraverso un sistema di eye-tracking posizionato all’interno del manifesto.

L’eye-tracker è uno strumento che permette di tracciare accuratamente i movimenti dell’occhio, riuscendo a capire così dove essi si posano, quali informazioni dovrebbero elaborare e memorizzare. In altre parole, attraverso l’eye-tracking è possibile monitorare lo sguardo di una o più persone per capire cosa effettivamente colpisce la loro attenzione.amnesty-international-eye-tracking-2Il cambio dell’immagine avveniva con un piccolissimo ritardo in modo tale che le persone potessero essere consapevoli del fatto che il cambiamento accadeva proprio nel momento in cui il loro sguardo si posava sul manifesto.

L’idea dietro alla campagna insisteva sul fatto che la violenza domestica è un fenomeno che il più delle volte si sprigiona quando nessuno sta guardando. Si nutre e vive di omertà. Lo scambio di immagini nel manifesto è un’ulteriore conferma di come sotto i riflettori tutto sembri perfetto e normale, ma basta distogliere un attimo l’attenzione e la situazione cambia completamente. Nel caso della violenza domestica è proprio l’omertà ad ingannare lo sguardo. Quello che rende veramente interessante questa campagna è la messa in discussione dell’occhio: molto spesso siamo portati a credere che tutto ciò che vediamo sia effettivamente la verità. Ma non è sempre così. Soprattutto quando sono coinvolte le persone, sono tante le sfumature nascoste, le parole non dette. La campagna di Amnesty International gioca proprio sugli occhi e sugli inganni che possono scaturire da questi.amnesty-international-eye-tracking-3Ed ecco come le persone, andando ad interagire con il manifesto, vengono rese partecipi della situazione, e, coinvolte emotivamente, diventando veri e propri protagonisti – comprendendo che non sempre quello che si vede, corrisponde al vero ma può essere finzione.

E questo accade anche nei luoghi e nelle situazioni più insospettabili.

Perché no, anche in un manifesto.

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CREDITS: SRL Labs – EDV Italy Project