Piante al telefono: rivalorizzazione di spazi cittadini

Qualche anno fa l’architetto americano John Locke fece parlare di sé promuovendo una interessante iniziativa che trasformò le cabine telefoniche di New York in piccolissime biblioteche nelle quali praticare book-crossing. Un’idea geniale per dare nuovo valore a quegli elementi urbani che una volta dismessi rischiano di diventare un ingombro dequalificante per l’ambiente cittadino.

 

phone-booth-by-john-locke-4

La storia si ripete. Questa volta però la trovata è italiana. L’idea di base è, anche in questo caso, dare una nuova funzione alle cabine telefoniche in disuso; questa volta tuttavia le piante hanno sostituito i libri e i vecchi abitacoli telefonici si sono trasformati in “serre di scambio”. Stiamo parlando di “Piante al telefono”, progetto pilota avviato a Milano e a Roma da un piccolo gruppo di attivisti dello Stivale.

recupero-cabine-telefoniche-progetto-piante-al-telefono-1

Il verde diventa ancora una volta protagonista della rivalorizzazione di spazi cittadini abbandonati, così come avvenne negli anni ’70 nell’area di Bowery Houston a New York con il gruppo Green Guerrilla che trasformò un derelitto lotto privato in un giardino.

“In Italia – così come si legge dal sito internet dei promotori – le postazioni di telefonia pubblica di Telecom Italia sono circa 82mila, di cui circa 22mila sono cabine telefoniche”.

Solo a Roma si contano circa 2300 impianti di telefonia pubblica dei quali il 35% sono cabine. Visto che i cellulari hanno ormai soppiantato le vecchie cabine e al fine di salvaguardare il decoro urbano delle nostre metropoli, nel 2010 l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha avviato un intervento di razionalizzazione della diffusione degli apparati stradali sul territorio nazionale e per il 2014 è stata prevista la rimozione di un centinaio di cabine ormai abbandonate agli angoli delle strade.

Silvia Minenti, una delle voci protagoniste del progetto, ha dichiarato che l’obiettivo principale è quello di riutilizzare le cabine creando un processo di riappropriazione, ri-utilizzo e condivisione dell’arredo urbano ormai in disuso.

Piante al telefono – si legge ancora nel sito – intende ridare vita ad esse attraverso un movimento virale che si possa diffondere in tutta Italia creando e mappando una rete di serre urbane che stimolino e riattivino quel senso di comunità ormai perduto. Salvia, basilico, rosmarino, lavanda trovano casa all’interno delle vecchie cabine telefoniche, nelle quali chiunque potrà prenderle o aggiungerne altre purché se ne abbia cura tutti assieme”.

PH Credits: Art Tribune, nonsprecare.it